Roto-Cart è un’azienda italiana produttrice di carta igienica e asciugatutto. All’interno del suo stabilimento in provincia di Treviso utilizza solamente linee Gambini: una professional e tre consumer, tutte dotate del goffratore TouchMax. Un investimento che ben dimostra quali siano i principi guida dell’azienda: ce li racconta nel dettaglio Giuliano Gelain, Amministratore Delegato.
Com’è nata l’idea di acquistare quattro linee tutte insieme?
All’interno di uno stabilimento per me è importante avere macchine omogenee, per semplificare la gestione dei ricambi, la manutenzione e l’organizzazione generale.
Avevamo già collaborato in passato sul rebuilding di una linea, quindi la fiducia in Gambini era già consolidata. La scelta, nel 2015, è stata quindi naturale e guidata principalmente dalla tecnologia: ogni linea integra il TouchMax, il goffratore Gambini che permette il cambio dei rulli rapido e sicuro.
Qual era la vostra principale esigenza di produzione, al momento dell’investimento?
L’esigenza principale era quella di razionalizzare la produzione. Avevamo più stabilimenti e macchinari di età diversa: l’obiettivo era concentrare tutto in un unico sito produttivo, sostituendo macchine datate con linee nuove e più performanti.
Un altro punto chiave era la gestione delle goffrature. Ogni marchio deve avere una propria identità visiva: infatti, abbiamo sviluppato una serie di cilindri e disegni dedicati, così da cambiare prodotto con maggiore facilità, mantenendo coerenza tra linea e brand.
In che modo il TouchMax vi supporta nella produzione?
Il cambio rapido dei rulli del TouchMax è un vantaggio importante, in termini di flessibilità: riduce i tempi di fermo macchina e permette di gestire più facilmente diversi prodotti e marchi, variando le goffrature.
Per noi le goffrature sono un punto chiave e ogni marchio deve avere una propria identità visiva.
Che tipo di prodotti realizzate?
Produciamo carta igienica, asciugatutto e prodotti per il settore industriale. La caratteristica distintiva è che tutte le goffrature sono sviluppate internamente: non utilizziamo disegni standard e non li commissioniamo fuori, ma creiamo noi trame esclusive.
Le nostre goffrature non si compongono di fiorellini o decorazioni infantili. Preferiamo trame continue, neutre, ma riconoscibili, che trasmettano morbidezza e qualità visiva, senza risultare invasive.
Sviluppare una nuova goffratura richiede tempo, a volte anche più di un anno, perché quando si fa qualcosa di realmente nuovo, si è “capostipite”: non ci sono precedenti, quindi non ci sono certezze. Si lavora su grafica, punte, spessori, resa finale su più veli, cercando il giusto equilibrio tra estetica, morbidezza e resistenza.
I prodotti tissue non sono e non possono essere legati alle mode passeggere e il nostro obiettivo è creare un prodotto che funzioni oggi e che continui a funzionare anche domani.

Quali miglioramenti avete riscontrato dall’arrivo della tecnologia Gambini?
Il miglioramento rispetto alle macchine precedenti è evidente, c’è stato un vero salto generazionale.
Il vantaggio principale è la maggiore flessibilità e l’uniformità tra le linee, oltre alla continuità, data dal TouchMax.
Ricordo che, al tempo dell’ordine, ci fu un confronto continuo con Gambini, quasi quotidiano, in alcune fasi. La collaborazione e la fiducia reciproca sono state fondamentali per arrivare al risultato desiderato.
Quanto conta la relazione di fiducia?
Un investimento di questo tipo vale milioni di euro: senza fiducia, non si parte nemmeno!
Quando si sceglie un partner, lo si fa con la consapevolezza che, per arrivare alla soddisfazione, si devono sorpassare insieme le sfide, potendo contare su un supporto concreto nel tempo.
C’è un aspetto della collaborazione con Gambini particolarmente distintivo?
Ciò che ha fatto la differenza è stata la capacità di risposta concreta, soprattutto sull’elettronica e sulle problematiche tecniche complesse.
Nel tempo si crea un rapporto vivo, dinamico: si cresce insieme, si affrontano le criticità e si sviluppano soluzioni.
Come viene percepito questo investimento dai vostri clienti?
Il cliente finale percepisce il risultato nel prodotto. Io ho sempre puntato sulla qualità reale, non solo sull’aspetto.
Negli ultimi anni il mercato è andato verso una riduzione della qualità, per abbassare i costi. Io, invece, continuo a credere che il consumatore vada rispettato: se negli ultimi vent’anni gli ho dato un certo standard, devo mantenerlo o, addirittura, migliorarlo.
La tecnologia deve servire a migliorare morbidezza, resistenza e prestazioni, non a impoverire il prodotto. Il nostro obiettivo è legare il consumatore nel tempo, attraverso la coerenza e l’affidabilità.
Quali sono le principali sfide e opportunità che vedete per il futuro di Roto-Cart?
Il mercato cambia di anno in anno ed è sempre più competitivo. Molti puntano sui volumi e sul prezzo; noi cerchiamo di stare davanti al mercato, lanciando sfide nuove e mantenendo una qualità distintiva.
La sfida è resistere alla corsa verso il basso, soprattutto nel prodotto industriale. E ci si riesce solamente se si costruisce una relazione stabile con il cliente, che sia basata su fiducia e qualità costante.
Il nostro obiettivo è offrire un prodotto che dia sicurezza, serenità e continuità nel tempo. Non vogliamo inseguire le mode, ma creare valore duraturo.




