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Come spiegare il converting ai bambini

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Le aziende del territorio lucchese sono sempre alla ricerca di giovani talenti: lo dimostrano le iniziative di collaborazione con le scuole superiori di cui noi stessi siamo promotori. Istruire i giovani sul settore che più rappresenta l’area geografica in cui vivono significa metterli in condizione di riconoscere le opportunità e accoglierle più preparati. Non solo: il tissue è così radicato nel nostro territorio, che tante storie di famiglia vi sono legate. Qualunque sia il futuro dei giovani, questo settore fa parte della loro e della nostra storia e tradizione.

Con questa convinzione in testa, abbiamo fatto un passo ancora più indietro: perché non introdurre al tissue anche i più piccoli?

Abbiamo quindi deciso di dedicare un incontro alle scuole elementari Simonetti di Pescia, parte dell’Istituto Comprensivo Montalcini: a inizio febbraio, il nostro responsabile marketing, Nicola Romagnani, ha provato a raccontare ai bambini delle seconde elementari che cos’è e come funziona il processo di trasformazione della carta igienica.

Per farlo, abbiamo preparato una presentazione intitolata “Il grande viaggio del rotolo morbido”, in cui Emmet, personaggio di fantasia ispirato all’omino delle costruzioni, è protagonista di una visita in uno stabilimento, durante la quale impara il processo di produzione di un rotolino. Un racconto suddiviso in fasi che, tramite dei grandi cartelli stampati, i bambini hanno memorizzato, ordinando i vari passi in un gioco che li ha coinvolti attivamente, al fine di stimolarne l’apprendimento.

Ciò che ci ha sorpreso di più è stata l’estrema sensibilità verso la tematica della sostenibilità. Durante una dimostrazione in cui abbiamo letteralmente srotolato un rotolo per spiegare la differenza tra svolgere e avvolgere, sono stati i bambini stessi a evocare la tematica dello spreco.

La loro capacità di capire e collegare gli argomenti è tornata a mostrarsi quando si è parlato di anima: l’intera classe ha associato i tubi (chiamate anime, in gergo) ai cosiddetti “lavoretti”, ossia le attività creative, svolte in occasioni di festività, che prevedono il riutilizzo delle anime per dar vita a oggetti di vario tipo (portapenne, vasetti, castelli e ritagli a forma di cuore).

Non solo! Questo viaggio li ha portati ancora più lontano, verso il concetto umano di anima: i bambini hanno subito notato come la parola usata per il tubo del rotolo fosse identica a quella usata per la parte spirituale delle persone. E infatti, hanno detto: anche del rotolo di carta igienica, quando finisce, non rimane che l’anima!

Questi bambini e queste bambine rappresentano il vero futuro: non quello prossimo, a quello penseranno gli attuali studenti delle scuole superiori; bensì quello ancora più remoto, che arriverà fra qualche decennio.

Alla fine, tutto il materiale è rimasto alla scuola, a disposizione di tutte le classi e di chi vorrà ancora divertirsi a scoprire come nasce un oggetto che tutti usiamo tutti i giorni, ma su cui alla fine pochi – anche tra gli adulti – si interrogano davvero.