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Essere giovani e lavorare nel tissue

, da al , Stand

Tutti sanno che a Lucca ci sono le cartiere e che si fanno i rotoli di asciugatutto o carta igienica. Ma chi sa davvero che cosa si fa nelle aziende di questo settore?

Quello che ci stiamo chiedendo è cosa immaginano i giovani che sono ancora a scuola, cosa pensano di trovare in cartiera o in un’azienda che fa trasformazione, quali aspettative hanno. Che cosa, magari pensano, potrebbe non piacere loro.

Dietro a un rotolo c’è un mondo che troppo spesso rimane taciuto. E che, da chi non lo conosce o è molto giovane, potrebbe essere guardato con pregiudizio.

Dov’è il bello? Cosa potrà entusiasmarmi? Come potrò non annoiarmi? Sono domande legittime e comprensibili per chi non conosca il mestiere, fino a che non si viene a contatto con queste realtà.

Al Paper Day di Pisa di quest’anno, l’evento organizzato dall’Università per far conoscere il settore cartario agli studenti, abbiamo deciso di non far intervenire responsabili di un dipartimento, addetti alle risorse umane o altre figure di alto livello. Abbiamo dato la parola a un nostro dipendente di 32 anni, il cui percorso è iniziato qualche anno fa, per fornire un punto di vista interno autentico, in cui i più giovani possano identificare il proprio futuro.

Bartolomeo Marco Betti, Sales Manager per Africa e Medio Oriente, ha raccontato davanti agli studenti dell’Università di Pisa la sua personale esperienza nel settore cartario: come ci è arrivato e come vi è cresciuto, quali erano le sue aspettative e quali sono oggi le sue soddisfazioni.

E sì, è iniziato con un schock: un odore tremendo e un caldo insopportabile, del rumore fastidioso, umidità caraibica e sporco ovunque, bagnato in terra e polvere negli occhi. Era la sua prima volta in una cartiera e questo fu il suo battesimo. Ma oltre quell’apparenza poco accogliente c’era un prodotto dell’ingegno umano in funzione: un macchinario imponente, con grandi balle di cellulosa, una specie di frullatore a spappolarle e poi altri macchinari – come quelli che fa la Gambini – pronti a trasformare di nuovo quella materia e a darle un’altra forma ancora: quella, definitiva, del rotolo.

A rendere possibile tutto questo processo ci sono algoritmi che regolano pressioni e tensioni in tempo reale, componenti che lavorano sui millimetri, grazie all’ingegno umano, che continua a sperimentare e trovare nuove soluzioni.

Oggi, Gambini le porta in tutto il mondo, quelle soluzioni. Tre stabilimenti (di cui uno di Ricerca & Sviluppo) in Italia, una filiale a Green Bay, negli Stati Uniti, e una sede produttiva a Joinville, in Brasile. Il presidio dei mercati più diversi e la presenza alle più grandi fiere tissue del pianeta.

Con la carta puoi stare in Toscana e avere comunque una carriera internazionale: girare il mondo, appunto. Perché il distretto industriale che abbiamo tra Lucca e Pistoia è il più importante del mondo per la tecnologia relativa al tissue. Le macchine progettate e costruite qui lavorano, tanto e bene, in America, Brasile, Asia, Medio Oriente, in tutti i continenti!

Dalle parole di Bartolomeo, e di molti altri giovani che stanno crescendo nella nostra azienda, si capisce come il settore del tissue sia molto più stimolante di come sembri da fuori: dalle invenzioni ingegneristiche al contatto con clienti da tutto il mondo, le possibilità di crescita e gratificazione sono enormi. E ignorarlo, per molti giovani, potrebbe significare perdere un’occasione: l’occasione di intraprendere una carriera legata strettamente al territorio e capace di dare grandi soddisfazioni ovunque nel mondo.